Motori di Ricerca

I motori di ricerca sono forse uno dei canali pubblicitari più imporanti legati al marketing online. Ma nonostante siano usati praticamente da chiunque navighi in internet, sono ancora poche le aziende in Italia che ne hanno capito in pieno il valore e le potenzialità. Per questo abbiamo pensato di offrire una panoramica generale di questo importantissimo strumento, del suo funzionamento e di come può essere sfruttato da chi voglia avere una presenza online significativa e redditizia. Questo vuole essere un complemento ad argomenti trattati anche nella sezione SEO del nostro portale.

 

Storia

Durante i primi anni di sviluppo del web, c'era una semplice lista dei pochi server presenti aggiornata da Tim Barners-Lee e hostata in un server del CERN. Ma ben presto con nuovi server che spuntavano online sempre più rapidamente questa lista non risucì più a stare al passo.


Il primo vero strumento per cercare su internet fu Archie, nome che deriva dalla parola "archive" (archivio) senza la "v", e che era stato ideato nel 1990 da tre studenti dell'università McGill di Montreal. Ad Archie seguirono negli anni successivi Veronica e Jughead, con simile funzionamento. In realtà nessuno di questi strumenti indicizzava veramente i contenuti, ma erano semplici liste consultabili.


Il primo web robot fu creato soltanto nel 1993 da Matthew Gray, scritto in Perl e chiamato World Wide Web Wanderer, usato appunto per generare un indice denominato "Wandex". Lo scopo principale di questo robot era di misurare le dimensioni e l'espansione del web, compito che portò avanti fino alla fine del 1995. Sempre nel 1993 venne alla luce anche Aliweb, che però funzionava più come una directory attuale, infatti erano i webmaster a notificare la presenza dei loro siti web inviando un file in un formato particolare proprio per Aliweb.


Ma forse il più completo sempre nel 1993 fu JumpStation in grado di unire le principali funzioni dei più attuali motori di ricerca, ovvero un robot in grado di andare in giro a trovare i siti internet, la capacità di indicizzarne i contenuti e un'interfaccia per eseguire delle query di ricerca su questi contenuti indicizzati. Ma a causa delle poche risorse disponibili, in realtà il processo di indicizzazione si limitava ai titoli principali trovati sulle pagine scoperte dal robot e poco più.


Soltanto nel 1994 troviamo il primo motore di ricerca capace di indicizzare anche i testi delle pagine web incontrate, WebCrawler. Sempre nello stesso anno nasceva anche Lycos, che divenne uno dei primi motori di ricerca con risvolti commerciali.


Da quel momento in poi ci fu la prima vera esplosione per quanto riguarda i motori di ricerca con i vari Magellan, Excite, Infoseek, Northern Light e AltaVista. Anche Yahoo! iniziava a farsi conoscere ma offrendo ricerche basate sui dati raccolti dalle directory del portale stesso piuttosto che dai contenuti delle pagine web.


Nel 1996 iniziano anche le basi per il connubio tra browser e motori di ricerca. Netscape infatti lanciò la proposta di avere un motore di ricerca in esclusiva, proposta che poi si trasformò in un gioco a cinque tra Yahoo!, Magellan, Lycos, Infoseek e Excite che a rotazione apparivano su quello che era il browser più conosciuto del momento.


Google comincia la sua predominanza tra i vari motori di ricerca nel 2000, grazie anche all'introduzione del PageRank. Una sorta di classifica delle pagine web generata dai link in ingresso verso la pagina categorizzato e al loro rispettivo PageRank. Altro fattore vincente di Google fu l'interfaccia minimalista che andava contro la tendenza generale di pagine super affollate degli altri motori di ricerca.


Sempre nel 2000 anche Yahoo! parte col muoversi verso un'identità di motore di ricerca pura, da prima sfruttando Inktomi che poi acquisì nel 2002, por Overture, fino a spostarsi proprio su Google che utilizzò per generare i propri risultati di ricerca fino al 2004, prima di partire con il motore di ricerca proprietario.


Scenario abbastanza simile per Microsoft che sfruttò inizialmente Inktomi (1998) e in parte Looksmart, e dal 2004 iniziò il viaggio verso la produzione del proprio motore di ricerca utilizzando il loro robot msnbot. La nuova versione del motore di ricerca Microsoft, l'attuale Bing, venne lanciata soltanto nel 2009, anno che vede anche l'importante accordo con Yahoo!, accordo in cui Yahoo!Search utilizzerà proprio la tecnologia di Microsoft Bing per offrire i propri risultati di ricerca.

 

Come funzionano i motori di ricerca

Il funzionamento dei motori di ricerca si può riassumere in tre fasi: la prima condotta dai vari robots che navigano per le pagine sparse su internet per raccogliere informazioni, la seconda fase prevede l'indicizzazione delle informazioni raccolte e per finire la terza fase riguarda la ricerca di tali informazioni.

 

I motori di ricerca lavorano raccogliendo e archiviando informazioni dalle pagine web, informazioni che raccolgono dall'html delle pagine stesse. Queste pagine vengono navigate da un cosidetto Web Crawler (anche chiamato Spider), una sorta di automazione che segue ogni link presente nelle pagine visitate. Fatta eccezione per quelle escluse dai vari webmaster grazie all'utilizzo di un file chiamato robot.txt che generalmente si trova sulla root dei siti web. Il contentuo di ogni pagina viene quindi analizzato per determinare come debba venire archiviato, solitamente dando importanza alla formattazione del testo e dei tag html, al contenuto e alle keywords presenti, e infine anche ai vari metatags descrittivi della pagina web. Una volta indicizzati i contenuti vengono resi disponibili per essere trovati tramite una ricerca o query, ricerca che può essere di una singola parole, di più parole e in certi casi anche di frasi intere.

 

Alcuni motori di ricerca (come Google) utilizzano un sistema di cache che raccoglie tutto il codice di una pagina nel momento in cui sia stata visitata dallo spider, altri come AltaVista invece immagazinano ogni singola parola di ogni pagina trovata in giro per internet. Il sistema di cache è utile per fare in modo che i termini di ricerca siano presenti nel testo della pagina esposta, visto che è una delle aspettative per la maggiore di chi sta ricercando informazioni on line. Le pagine in cache inotlre sono utili in alcuni casi dove ad esempio il contenuto sia stato modificato o la pagina web non sia più raggiungibile dal sito originale.

 

Vantaggi di un buon posizionamento sui motori di ricerca

Questo è forse il punto fondamentale che ci preme evidenziare legato ad una qualsiasi azione di internet marketing. Avere un sito on line che non appare nelle prime posizioni dei motori di ricerca per le keyword principali relative al proprio business, difficilmente genererà una qualsiasi forma di traffico. Ci sono altri modi ovviamente di promuovere un sito internet, legati ai media tradizionali, ma i vantaggi relativi al marketing online sono veramente tanti.

 

Innanzitutto on line abbiamo un feedback immediato su ogni azione di marketing aziendale compiuta, sia che sia direttamente on line, ma anche off line. Non solo, ogni cliente può essere analizzato nel dettaglio fornendo importanti indicazioni sulla sua provenienza geografica, sul tipo di macchina utilizzata per accedere al sito, sulle pagine visitate e in che ordine e, cosa più importante di tutte, sul tipo di keyword usata per trovare il sito stesso. In questo modo con un continuo lavoro di analisi e ottimizzazione sui motori di ricerca (Google per l'italia fra tutti) è possibile generare un traffico altamente targettizzato che ha elevate percentuali di diventare un possibile acquirente o cliente dei servizi proposti.

 

Altro aspetto importante del marketing online sono i costi nettamente inferiori se paragonati ad altre azioni analoghe intraprese utilizzando i media tradizionali. Una discreta azione di promozione online può partire investendo 400-500 euro al mese fino a svariati mila euro al mese, ma garantendo come suddetto un traffico e una conversione molto più qualitativi rispetto ai media tradizionali. Chi cerca su internet ha già in mente una esigenza da soddisfare, e navigando il vostro sito potrebbe appunto trovare una risposta all'esigenza. Chi vede una pubblicità su una rivista invece non è detto che sia in quel momento interessato alla vostra proposta, oltre al fatto che la vede mischiata con altre centinaia di proposte di ogni genere. Non è quindi un caso che la risposta positiva di una azione di marketing sui media tradizionali vede solitamente risultati identificabili in percentuali dell'1-2%, mentre campagne online ben strutturate possono offrire risultati nell'ordine di 20 volte superiore.